venerdì 30 marzo 2012

Transsiberian - Brad Anderson (2008)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una coppia con un passato travagliato ed un presente religioso è stata in missione in Cina, tempo di tornare negli states decidono di non prendere l’aereo e di optare invece per la transiberiana così ritagliarsi del tempo per loro. Li però incontreranno una coppia di turisti, lei inglese e problematica, lui spagnolo espansivo e con qualcosa da nascondere (lo si capisce dopo circa 30 secondi) che cercherà di sedurre lei. Le cose si complicheranno quando, con un twist alla Hitchcock (da leggere con ironia) i due saranno bracati dalla polizia russa per qualcosa che non hanno commesso.ù

Dopo il pregevole “L’uomo senza sonno” e il non completamente riuscito “Session 9”, Brad Anderson, ritorna in scena con un thriller classico e decisamente prevedibile, ma ben fatto. La storia regge a tratti, mentre in certi momenti non è esattamente verosimile (ma solo nel finale sfugge un flebile WTF?), ma nel complesso intrattiene con buone capacità nella prima parte, crea decisamente tensione nella seconda. Il film è poi carino nel complesso, con paesaggi umani ben scelti (buono il casting complessivo) e ben costruiti i pochi ambienti particolari.
Decisamente buono il cast principale dove domina un Ben Kingsley credibilissimo nella parte del poliziotto russo (non so come faccia, ma che impersoni un indiano, un inglese o un russo ha sempre la faccia giusta), dall’altra parte c’è un Woody “Natural born killer Harrelson nella parte del bambacione Jesus freak!!!!

giovedì 29 marzo 2012

Gli invasori spaziali - William Cameron Menzies

(Invaders from Mars)

Visto in Dvx.
Gli alieni si incuneano in un campo di sabbia e li rapiscono gli uomini ad uno ad uno li rendono schiavi e tentano di distruggere un nuovo tipo di razzo che gli americani hanno progettato.
Di primo acchito il film sembra proprio uno di quei bei film di fantascienza densa degli anni ’50, con la famigliola felice, marziani verdi che sembrano personaggi di un video dei Daft Punk (al momento li voto come i peggiori alieni della storia del cinema), dischi volanti dai poteri superganzi, scienziati in camice che spostano liquidi da una provetta ad un’altra…
però poi il film si affossa nel tedio di ogni film di serie B senza ritmo. I personaggi dalle facce impassibili e dalla recitazione ridicola, una trama che non si muove di un millimetro per 80 minuti su 90 e in cui gli alieni sono dei ragazzoni grandi e grossi in velluto verde che fanno tenerezza (anche se la “pura intelligenza” m’è parsa un’idea carina).

La trama però regala alcune inaspettate perle di ingenuità anni ’50; come quando la dottoressa crede alla folle storia di alieni insabbiati del bambino perché “è un ragazzo troppo serio non può inventarsi storie” oppure il grande astrofisico che spiega perché ci può essere vita sugli altri pianeti e mostra un quadro dicendo “ecco come un nostro artista ha concepito un paesaggio di marte” e la dottoressa guardando il disegno”allora deve esserci atmosfera!”.

martedì 27 marzo 2012

E la nave va - Federico Fellini (1983)

(Id.)

Visto in Dvx. 1914, una nave salpa per andare a spargere al alargo di un’isola le ceneri della più grande cantante lirica mai vissuta. A bordo una serie di cantanti, direttori d’orchestra, ballerini, musicisti, teste coronate e giornalisti, tutti in venuti per portare l’estremo saluto.

Sontuoso film di Fellini tipicamente alla Fellini. C’è tutto, dal rumore del mare in sottofondo, al gioco di lingue e accenti diversi. Di fatto è un film sontuoso, per ambientazione (la ricostruzione della nave in studio), per temi (si arriva a parlare della prima guerra mondiale) fino al cast (dove c’è pure Pina Bausch).

Tuttavia il ritmo è fiacco e le sequenze (come ogni film di Fellini non c’è una storia unica, ma un susseguirsi di “episodi”) annoiano spesso; inoltre talvolta azzecca momenti poetici (l’inizo muto e in bianco e nero), ironici (l’intervista al granduca) o simbolici (il rinoceronte innamorato), tuttavia il film non riesce ad aggiungere qualcosa di nuovo e si limita ad una carrellata di situazioni e personaggi particolari, felliniani, ma inutili.

lunedì 26 marzo 2012

La regina Cristina - Rouben Mamoulian (1933)

(Queen Christina)

Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La regina Christina di Svezia viene posta sul trono già in tenera età. È una donna maschile, che si veste da uomo e si muove fra la gente in borghese, è un regnante illuminato ecc… però non ha mai trovato l’amore. In una notte di neve incontrerà una delegazione spagnola e farà amicizia (amicizia virile dato che è vestita da uomo…) con il rappresentante del re. Amore e intrighi di palazzo faranno il resto.
Film romantico classico, ma dalla messa in scena piuttosto moderna. Mamoulian smette tutti gli eccessi de “Il Dr. Jekyll” e si limita ad alcuni ampi zoom in avanti o indietro fatto con lunghi carrelli che mostrano un’ampia scenografia.

La Garbo completamente in parte non m’è sembrata così divina, ma d’altra parte il tempo passa, magari all’epoca, e comunque mi risulta poco credibile prenderla per un uomo solo perché ha addosso dei pantaloni e un capello… e comunque in questo film la Garbo ride, ben prima di “Ninotchka”.

Film carino, assolutamente godibile nonostante il tempo passato; tenendo presente che è una storia d’amore.

venerdì 23 marzo 2012

Ogni cosa è illuminata - Liev Schreiber (2005)

(Everything is illuminated)

Visto in tv. Uno ebreo statunitense ossessivo compulsivo (e vegetariano) parte per l’ucraina alla ricerca della donna che salvò suo nonno durante l’ultima guerra. Assolda come guida un giovane del luogo (un incredibile Eugene Hutz, cantante dei Gogol Bordello), suo nonno e il cane del nonno. Ovviamente saranno più un’armata Brancaleone che non un tour organizzato.

Il film è una commedia che si macchia di dramma solo nel finale (e per fortuna dura poco) che vince a mani basse proprio nel riuscire a far ridere con idee carine, ma non entusiasmanti, eppure ci riesce e lo fa con una leggerezza calviniana davvero notevole, che permea l'intero film e ne rende sopportabile anche il finale (che senza questa leggerezza rischierebbe di essere l’ennesima chiusura triste come punizione per aver riso di un dramma).
Il film è poi pulito e ben realizzato, tutto proteso a dare dell’ucraina l’dea di un paese di campagna, gente stramba, per lo più ignorante, ma tendenzialmente buona, che si muove in un mondo dai colori pastello, dagli ambienti luminosi e dalla natura onnipresente. Direi ottima quindi la fotografia.

Un film decisamente carino, che intrattiene con gusto e il giusto grado di ruffianeria (Mihaileanu dovrebbe prendere appunti).

giovedì 22 marzo 2012

The fall - Tarsem Singh (2006)

(Id.)

Visto in tv. Anni 20, uno stuntman rimane paralizzato a seguito di una brutta caduta, ricoverato in ospedale farà amicizia con una bimba straniera alla quale racconterà una fantasiosa storia per irretirla e convincerla ad aiutarlo a recuperare della morfina…

Che alla fine uno lo deve odiare Tarsem. No perché io guardo Losing my religion e dico “FICO”. Recupero, trepidante “The cell” e vedo che Tarsem ceca di realizzare un videoclip lungo un’ora e mezza e molto, molto kitsch e della trama patetica… e allora lo disprezzo amichevolmente. Poi, con ancora più fatica riesco a vedere questo “The fall" e vedo che pur essendo uguale nelle caratteristiche essenziali al film precedente, questo aveva pure un buono spunto iniziale… e allora lo odio proprio questo Tarsem, anche quando ha una buona idea la spreca!
Si perché il rapporto fra l’uomo e la bambina è un’ottima idea, gran parte del film è la rappresentazione della storia raccontata che è sporcata dai cambi d’idea dell’uomo, dalle richieste della bambina, dai personaggi che vedono in giro per l’ospedale, dalle proprie esperienze di vita e dalle cosse che si raccontano. Questo racconto di come si forma u n racconto sarebbe una buona idea, inoltre si costruisce anche un dramma patinato di una bambina che aiuta (senza saperlo) il suo unico amico a morire; e non mi si dica che questa non è un’idea! Però Tarsem svacca tutto.

La fiaba raccontata è senza costrutto, senza una trama vera e propria e senza personaggi (i protagonisti son ben 5, se non sbaglio, di fondamentali ai fini della storia probabilmente solo 1), prosegue per scarti in avanti e arriva a far gridare all’idiozia fin dalle prime scene. Le location scelte sono strepitose (il film è sostanzialmente famoso per questo) e sono fotografate nel migliore dei modi, ma in questo caso il tutto si riduce ad una pubblicità per un’agenzia di viaggi. La storia della bambina è anch’essa affetta da un paio di personaggi non perfetti (la bambina l’ho trovata diverse volte irritante), da una serie di fatti già avvenuti non completamente chiari o non del tutto funzionali e complessivamente molto sbrigativa, tanto da essere totalmente anempatica e non coinvolgente anche al culmine del dramma.

Per carità il film è girato e fotografato da dio (e meno male visto che Tarsem è un videoclipparo), ma è tutta tecnica al servizio del nulla. E come dicevo, in questo caso da molto più fastidio il vuoto virtuosismo del regista, perché spreca una possibilità enorme, direi che avrebbe potuto mettersi al pari di Del Toro nella realizzazione di un fantasy storico (la storia del cinema che viene inutilmente omaggiato nel finale) per e con bambini declinato nel dramma (anziché nel’horror).

martedì 20 marzo 2012

Il mattatore - Dino Risi (1960)

(Id.)

Visto in DVD. Gassman è un ex truffatore ormai redento dalla moglie. Un giorno gli capita in casa un “collega” piuttosto sfigato e decide di raccontargli al sua vita (il film è un lungo flashback) perché gli sia da monito, ovviamente nessuno è quel che sembra.

Ovviamente adoro i film di truffe e alla fin fine non me ne frega niente di com’è il film in sé se in cambio mi mostra trucchi nuovi. Qui di trucchi ce ne sono, anche se molto caserecci, posso dirmi parzialmente soddisfatto; poi per fortuna è anche un bel film.

Divertente commedia all’italiana molto spinta nel versante comico, che utilizza la versatilità di Gassman e lo affianca ad una serie di comprimari di lusso (ovviamente su tutti c’è De Filippo) e realizza una galleria di volti, situazioni e personaggi davvero notevole. Ovviamente è un’ottima commedia perché diverte, quello che manca è la capacità di dire qualcosa, l’essere graffiante come dovrebbe essere la commedia all’italiana; questo film invece mantiene sullo sfondo tutto ciò che non fa ridere e presto lo accantona.

lunedì 19 marzo 2012

La disperata notte - Anatole Litvak (1947)

(The long night)

Visto in DVD. Gli americani hanno sempre avuto la mania di fare remake dei film francesi, solitamente peggiorandoli. Tra le trasposizioni più inguardabili ci metto questo film, rifatto sulla base di "Alba tragica".

Che dire… non è l’happy ending finale attaccato col bostik che infastidisce, non ci sta è vero, ma non è che ammazzi il film; anzi il film è già morto dopo 10 minuti. Il problema è come gli americani rendono il sentimentalismo dell’opera originale. La sofferenza folle e cieca del primo qui diventa una lunga (lunghissima) lagna patetica e senza struttura che sa di già visto. Se sono fastidiosi i due innamorati che tubano, è anche peggio quando all’amore si sostituisce il dubbio; ci si augura che Fonda impazzisca e uccida la Bel Geddes dopo mezzora così da farla finita.
Obbiettivamente è un gran peccato, percè il cast era ottimo e il personaggi interpretato da Vincent Price poteva essere un qualcosa di importante se non fosse stato distrutto da dialoghi surrealmente idioti.

PS: il doppiaggio italiano poi da il valore aggiunto di due voci (quelle dei protagonisti) tra le più anempatiche mai sentite al cinema.

venerdì 16 marzo 2012

Dream home - Ho-Cheung Pang (2010)

(Wai dor lei ah yut ho)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Ad Hong Kong c’è un grosso problema immobiliare, gestioni truffaldine, costo della vita elevato, densità di popolazione inimmaginabile fanno salire il prezzo delle case a livelli vertiginosi, specie nel 2007, prima che la crisi globale trascinasse in basso tutto. Come fare quindi per prendere la casa dei propri sogni? Quella che il nonno sognava? Quella che riscatta un’intera vita? Beh, ammazzando i vicini a uso ridere il prezzo dell’intero stabile non può che diminuire; mi par ovvio quindi che sia d’obbligo ucciderne quanti si riesce e nei modi più efferati vengano in mente.

Quella che sembra la semplice, ma geniale, trama di una commedia splatter è in realtà un dramma. Perché se c’è una cosa bella del cinema orientale è che lo splatter non è relegato solo ai soliti 2 film per nerd del torture movie, ma viene declinato in ogni modo possibile (si veda Buppha Rahtree). Qui il film è a tutti gli effetti un drammone sociale enorme, se non fosse per la scena d’apertura che è una dichiarazione d’intenti (un omicidio/suicidio piuttosto originale, esagerato e cattivo) si potrebbe pure pensare di stare vedendo l’ennesimo film cinese festivaliero. Invece il dramma è affiancato e mai accantonato, dallo splatter che a sua volta non viene mai affossato da una trama troppo noiosa.

Diciamolo subito, il body count è dignitosissimo, soprattutto perché anche la protagonista perde dei colpi (o meglio, ne riceve), gli omicidi sono estremamente fantasiosi e ben curati, decisamente originali in alcuni casi, estremamente pesanti in altri. Lo svolgimento del film viene intercalato con inquadrature della città in piena espansione che la fanno assomigliare ad un giocattolo. In una parola il formato è veramente bello.
Un ensemble che certo non sarà l’invenzione del secolo, ma merita d’essere guardato e merita pure qualche lode.

PS: è anche un film educativo, che mette in guardia verso l’uso nefasto del bong.

giovedì 15 marzo 2012

Gli uomini preferiscono le bionde - Howard Hawks (1953)

(Gentlemen prefer blondes)

Visto in DVD.

Due ballerine del varietà cercano di accasarsi ognuna a modo suo; la Monroe cerca solamente il denaro, la Russell, più romantica cerca altro...

Hawks voleva fare un musical e sceglie quest’opera per poter realizzare il film più esagerato e sgargiante che si possa immaginare. Di fatto le scene musicali sono molto poche e il film è tutto buttato sulle spalle della trama (esile) dei personaggi principali (poco incisivi) e di alcune gag (non tutte divertenti).

Molti i difetti. Le due protagoniste, nelle intenzioni del regista, dovevano essere l’antitesi del sex appeal (e con la Russell ci riesce da dio…) e sembrare una coppia male assortita di bionda scema e mora combattiva, ma risultano entrambe superficiali e senza nerbo, la trama come si è detto è idiota con un picco di imbecillità durante la scena del processo. L’unica parte parzialmente funzionante è la comicità, ma anche in questo ambito sembra esserci stata poca cura e, seppure talvolta si ride, sono più le occasioni perse che non quelle guadagnate (come nella scena del bambino con la Monroe incastrata nell'oblò…nellae mani di Wilder una scena così sarebbe da storia del cinema).

Le canzoni sono invecchiate male, fatto salvo per “Bye bye baby” e “Diamonds are girls best friends” che sono attuali solo perché legate al mito di Marylin Monroe più che alla musica. Le scene musicali sono estremamente cheap e sgargianti, un’accoppiata sbagliata; ma gliene fregava talmente poco a Hawks che le lasciò girare al coreografo.

In definitiva un film più storico che non riuscito.

martedì 13 marzo 2012

Il testamento d'Orfeo - Jean Cocteau (1960)

(Le testament d'Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi!)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
Cocteau chiude la sua trilogia sul poeta e la conclude scrivendo il suo testamento artistico. Il film è esplicito, il protagonista è Cocteau stesso che si muove in un mondo che soggiace alle regole dei suoi film precedenti, con i suoi personaggi/attori che si auto citano a più riprese e a più livelli (Cegeste, il protagonista di “Orfeo” è il suo Virgilio), con alcune sue opere pittoriche mostrate sfacciatamente e alcune sue composizioni declamate o raccontate; infine con una sua esposizione dell’idea di poeta, in una sorta di interrogatorio/intervista.

Ancora una volta Cocteau attinge agli effetti scenici base, soprattutto il rewind creando una serie di scene sempre efficaci (la bolla piena di fumo nell’incipit e nel finale; la ricostruzione del fiore); utilizza anche il colore in una sequenza fondamentale e si appoggia ad un’estetica più basilare come quella del teatro (tutta la parte iniziale è girata in un teatro di posa esplicitato). Il mondo fantastico che lo circonda lo interessa meno questa volta e l’intero film non è proteso a mostrarne l’irrealtà, si limita a descrivere Cocteau in una lunga pubblicità di se stesso.

Molte le comparsate per lo più mute di personaggi del calibro di Aznavour o Picasso; ma chi più mi ha stupito è stato un impensabile Yul Brynner.
Meno affascinante ed interessante dei due capitoli precedenti, ma li conclude coerentemente.

lunedì 12 marzo 2012

La grande guerra - Mario Monicelli (1959)

(Id.)

Visto in DVD.
Prima guerra mondiale. Un soldato milanese ed uno romano, divisi per odi precedenti si ritrovano nello stesso battaglione; li unisce il comune desiderio di non fare la guerra. Le proveranno tutte (riuscendoci quasi sempre) per evitare un loro coinvolgimento diretto; ma in ultimo sarà proprio la loro paura a farli catturare, permettendogli il loro unico atto di eroismo (che potrebbe rimanere misconosciuto).

Io odio i film di guerra, perché sono tutti maledettamente uguali, con gli stessi identici significati mostrato con una serie di sequenze spesso sovrapponibile, fatte da personaggi sempre identici e archetipici in maniera stupida e piatta. E odio in maniera anche superiore i film sulla prima guerra mondiale che, al contrario dei film sulla seconda (pomposi, patriottici ed enfatici), insistono su un antimilitarismo certamente condivisibile, ma sempre reso in maniera cerebrale e sfacciata, senza mezzi termini, sempre urlato in faccia. Dopo aver visto l’ennesimo film che mi mostra come la guerra cambi le persone “ecco quindi perché fare la guerra è sbagliato”; ci si rompe anche un po’.

Questo film però è tutta un’altra cosa. Se fosse stato girato durante negli anni ‘10 sarebbe stato una commedia all’italiana vera e propria. È infatti da questo genere (più che dai film di guerra) che mutua i suoi significati ed i suoi modi. Mostra due personaggi sospesi tra il grottesco ed il comico che si muovono in un ambiente affetto da problemi strutturali indipendenti dai personaggi che vi si muovono, ma le persone sono permeato di un sentimentalismo quasi mai scontato. Il film quindi riesce perfettamente a bilanciare scene drammatiche/sentimentali (l’addio alla Mangano, o l’incontro con la vedova di Bordin) a scene comiche davvero divertenti; anzi, spesso i due genere sono mostrati in contemporanea!

I due protagonisti poi sono una cosa eccezionale, due maschere da teatro perfettamente in parte che riescono ad essere divertenti e convincenti con una sola espressione (io che non amo Sordi a priori, credo che in questo film sia stato fondamentale).

venerdì 9 marzo 2012

Super Mario Bros. - Annabel Jankel, Rocky Morton (1993)

(Id.)

Visto in tv.
Che tempi la prima metà degli anni ’90! Avevano il gusto per l’eccesso degli anni ’80 e la spavalderia dei nineties; e poi andavano matti per i dinosauri. Solo da un periodo del genere poteva nascere l’idea di portare al cinema un videogioco tra i meno trasportabili di sempre; Super Mario appunto, e metterci pure dei dinosauri.
Quindi il sig Mario Mario è un idraulico di New York (evidentemente italoamericano) che lavora con il fratello Luigi Mario. Per una serie di fortuite coincidenze Luigi (vero protagonista del film) si innamora di una ragazza che è la figlia dell’ex leader di una New York di un mondo parallelo in cui i dinosauri si sono evoluti fino a diventare antropomorfi. In questo ambiente entreranno in contatto col temibile Koopa intenzionato ad attraversare lo specchio e giungere nel nostro mondo per conquistarci.

L’estetica è quella dei fantasy/fantascienza d’inizio anni ’90 standard, il mondo parallelo è una sorta di quartiere malfamato pieno di gente contaminato dallo stile anni ’80.
Il cast è un gruppo di attori che non ti aspetti potrebbero fare un film del genere (come Bob Hoskins nella ragguardevole parte di Super Mario e Dennis Hopper nella ovvia parte del cattivo), oppure non ti aspetti che possano utilizzare questo film come trampolino di lancio (si veda John Leguizamo). Si insomma un cast di tutto rispetto. Ottimi pure gli effetti speciali figli di quell’epoca, dove si viene a fondere (un brutto) CGI in piccole dosi con (ragguardevoli) pupazzi o effetti meccatronici; su tutti poi regna incontrastato Yoshi, realistico quanto e più i dinosauri di Jurassic Park.

Il vero punto di forza del film è la storia. Gli sceneggiatori in un film di 90 minuti sono riusciti a condensare una storia completa, scontata e classicheggiante finché si vuole, ma comprensibile; ad inserire molti dei personaggi del videogioco (Mario, Luigi, Yoshi, Daisy) a citarne altri (Koopa) e ad inserire riferimenti che vengono impiegati, non come citazioni della nintendo, ma come oggetti utili allo svolgimento della storia con rappresentazioni dirette (la bo-bomba finale, i razzi per gli stivali) o drammatizzazioni (il fungo che “aiuta” Mario, i salti del personaggio del videogioco che vengono fatti con gli stivali).
Non un film geniale, ma una notevole trasposizione.

giovedì 8 marzo 2012

Down - Dick Maas (2001)

(Id.)

Visto in tv.
Dick Maas è il più grande regista horror olandese. Questo lo dico senza cognizione di causa perchè il suo “L'ascensore” ce l’ho da mesi, ma devo ancora vederlo; quindi senza una ragione se non che lo trasmettevano in tv, mi guardo prima ilo seguito.

La storia è quella di un ascensore assassino che si diverte ad usare i suoi poteri magici per uccidere gente a cazzo; si scoprirà essere stato creato da uno scienziato militare che è riuscito a costruire una macchina intelligente che evolve da sola… e che ha poteri magici evidentemente.
Cosa dire, la storia pretestuosa e la sceneggiatura senza un minimo di verosimiglianza (o anche solo voglia di mettere due battute di fila che sembrino decenti) lo portano direttamente nel mondo della serie B più gloriosa. Però poi si deicide di giocarsi la carta della noia a più riprese e l’idea deleteria di utilizzare la computer grafica. La computer grafica è uno strumento ottimo, ma o la sai usare e hai abbastanza soldi per farla sembrare vera, oppure i cari vecchi pupazzi anni ’80 risultano più credibili. Qui mancano i soldi, ma manca pure la capacità d’usarla e gli omicidi fatti dall’ascensore si trasformano n una serie poco credibile di WTF? E poi c'è gente in giro che insulta Uwe Boll?!

Incredibile il cast di caratteristi di livello completamente sprecati...
Film perdibilissimo.

martedì 6 marzo 2012

Brutti, sporchi e cattivi - Ettore Scola (1976)

(Id.)

Visto in DVD. Qualche giorno nella vita di un gruppo famigliare allargato (Manfredi è il capostipite di una tribù di figli e nipoti e di una selva di “mogli”) che vive nelle baraccopoli fuori Roma. Ovviamente sono tutti personaggi grotteschi fatti di bassezze più che di umanità.

La commedia all’italiana degli anni ’70 è molto diversa da quella precedente; in questo decennio si è persa completamente la speranza (si veda quel Borghese piccolo piccolo che più nichilista di così è difficile), l’acceleratore del grottesco non va più di pari passo con i sentimenti, anzi li doppia superandoli a destra. Questo film non fa eccezione. L’ottimo Scola descrive qualche giorno senza una trama precisa con il solo intento di mostrare uno spaccato orribile, fatto di ogni bruttezza possibile, si concentra con enorme bramosia sulle deformità fisiche e morale dei suoi protagonisti, mostra o suggerisce incesti come se piovesse e sottolinea la cattiveria e l’egoismo del tutti contro tutti fino al didascalismo.

È un peccato perché affogare un film con una trama esile in una marea di ripetizioni non può portare a nulla di buono; certamente il tema colpisce ed è originale, ma è un po’ come nella screwball comedy anni ’30, non possono essere tutti picchiatelli ci vuole qualcuno di normale a far da parametro o il film non funziona. Inoltre la sceneggiatura non permette distrazioni e fa rimanere la storia sempre sullo stesso concetto; ma dopo un’ora e mezza di “quant’è brutta questa e gente e quant’è brutta la società” tutti i pregi passano in secondo piano (e di pregi ce ne sarebbero, dal Manfredi che riesce contemporaneamente ad essere macchiettistico e controllato; ad alcune sequenze d’atmosfera vera come quella della decisione famigliare di uccidere il padre mentre preparano la coratella).
È uno spaccato sociale cattivo e graffiante, ma inconcludente.

lunedì 5 marzo 2012

Il grande freddo - Lawrenze Kasdan (1983)

(The big chill)

Visto in DVD.
Storia.

Anche gli hippies invecchiano, e da giovani incendiari diventano i soliti pompieri adulti, con più problemi e sentimenti irrisolti e irrisolvibili che certezze. Nulla di nuovo dunque, un gruppo di amici che si ritrovano “come ai vecchi tempi” al capezzale di un suicida che li obbligherà a fare i conti con se stessi e con il loro passato.


Detto ciò, e aggiungendo che il film si infarcisce di diversi luogo comunismi sempre attuali, bisogna però ammettere che funziona. Sarà il tono sempre più verso la commedia/commedia agrodolce anziché il dramma puro; saranno i personaggi verosimili ed empatici quasi integralmente (fanno eccezione la ragazza del morto e la donna che a turno chiede a tutti di metterla in cinta); sarà che il finale è consolatorio, ma non del tutto positivo come poteva essere (in definitiva solo la metà dei personaggi trova un proprio posto nel mondo, un paio già ce l’avevano e gli altri tornano alle loro disillusioni). Saranno tutte queste cose insieme, con l’aggiunta di una giusta dose di ruffianeria e la colonna sonora d’antan assolutamente superba (se un film, nell’incipit, utilizza Marvin Gaye, nMarvin Gayon può non essere bello), ma il film funziona.

Non pensavo che l’avrei mai detto, ma la vera nota negativa è che si vedono delle tette… quelle di Glenn Close, francamente non ne sentivo il bisogno.

PS: nella parte dei polsi tagliati c'è Kevin Costner.

venerdì 2 marzo 2012

Intacto - Juan Carlos Fresnadillo (2001)

(Id.)

Visto in tv. Nel mondo esiste la fortuna e persone che ne hanno più di altri o che la sanno controllare. Se si considerasse questo assunto e si cercasse di calarlo nella realtà allora certamente sarebbe credibile la costituzione di un mondo sotterraneo fatto di scommesse clandestine con giochi in cui è solo la fortuna a fare la differenza, con prove via via sempre più rischiose (bellissima nella sua semplicità quella della corsa nel bosco)… meno comprensibile invece l’uso delle foto…
Vabbè, un ex Gastone ormai spento (se uno fortunato tocca uno meno fortunato quello meno riceve un colpo di sfiga enorme) cerca il riscatto, trova un ragazzo che ha più culo che speranza di vita, lo introduce al mondo underground di cui faceva parte per poterlo poi utilizzare per battere il suo ex mentore.

Film dall’idea affascinante che affronta con tutta la serietà di cui è capace (e questa è la parte decisamente meglio riuscita) e ne tratteggia le regole in maniere sempre più dettagliata e complessa (ovviamente non poteva esimersi dal farlo, ma di fatto questa è la parte più debole). Ci si aggiunge un mondo torbido fotografi toc on stile da vendere e il quadro appare perfetto. Purtroppo però poi Fresnadillo decide di trattare il tutto con un distacco eccessivo, eliminando ogni possibilità di empatia rendendo il film un grazioso esercizio di stile.

Partecipazione straordinaria di Max von Sydow che ormai o fa il nazista o fa l’ebreo; qui gli è capitata la seconda opzione.

PS: il primo gioco, quello dell’insetto era una cretinata.

giovedì 1 marzo 2012

...Altrimenti ci arrabbiamo! - Marcello Fondato (1974)

(Id.)

Visto in tv. Bud Spencer e Terence Hill sono due tra i più noti caratteristi del cinema italiano; abituati a ripetere lo stesso canovaccio fatto di pretesti per tirare pacche, con un misto tra forza bruta, astuzia ed ingenuità; finché i buoni non vincono. Questa in sostanza è la trama della loro filmografia e questa è, in parte a anche la storia di questo film.

Qui però le scazzottate sono piuttosto poche (giusto tre) e molto spazio è dedicato allo svolgimento di una trama un poco più spessa del solito (capiamoci, non è che la sceneggiatura di questo film l’abbia scritta Mankiewicz, la storia è quella della distruzione delle dune buggy e il tentativo di recuperarle) e a fianco dei soliti stilemi macchiettistici e da fumetto (gli effetti sonori nelle scene di pacche; i cattivi sempre riconoscibili e stilizzati, si veda ad esempio Paganini il killer professionista; i buoni sempre senza macchia e sempre vessati ecc…) qui si spinge l’acceleratore sul cartoonistico, con un antagonista che fa il male per il desiderio di essere cattivissimo affiancato da uno scienziato non meglio specificato (che con la sua “scienza psicologica” lo aiuta nelle scelte) che ovviamente è tedesco (quando grida “Nein” ha tutto il linguaggio del corpo dell’Hitler di Tarantino)... detto per inciso, il medico tedesco è il grande Donald “rincorro Mike MyersPleasence.

La storia complessivamente godibile, ben condotta dai due protagonisti (direi che qui Bud Spencer la fa da padrone nonostante l’inutilissima storiellina d’amore di Terence Hill) e regala almeno un paio di momenti epici: la sfida a salsicce (che in realtà sono wurstel) e birre e la fantastica scena del coro!

Inoltre il film spiegò agli italiano cos’è una dune buggy.