lunedì 14 aprile 2014

Marina Abramović: The artist is present - Matthew Akers, Jeff Dupre (2012)

(Id.)

Visto in tv.

Il resoconto della personale di Marina Abramović al MoMA, l'ideazione della performance da fare per quell'occasione e la performance stessa, le difficoltà nel compierla e le emozioni date al pubblico.

Questo è un film per chi già conosce la Abramović. C'è un breve resoconto di quanto fatto nel suo passato, ma solo per motivare le emozioni esternate nell'incontro con Ulay e questo solo perché quell'incontro modifica e da un sapore in più alla performance al MoMA.
Questo è un film per chi già sa cosa sta per guardare perché, coraggiosamente, parla solo di quel preciso momento. Stranamente si; questo è un documentario su un evento che viene considerato epico; viene mostrato il suo nascere; poi lo svolgimento, ed è qui che il film spinge ulteriormente. Lo svolgimento ha chiaramente due intenti: sottolineare l'enorme sforzo dell'artista nel suo stare immobile a fissare chi ha davanti, la forza mentale e l'energia fisica per compiere una atto che è una tortura volontaria per 6 ore al giorno per 3 mesi (e, a dirla tutta, il senso viene reso bene, ma solo nella prima parte, poi si perde nel veicolare il secondo concetto); il secondo è il rapporto col pubblico, anzi le emozioni stimolate dall'artista nel pubblico, non indaga i motivi, i rapporti con l'opera d'arte o le conseguenze, solo le reazioni immediate (e questo è forse il vero picco del film).

Che dire, non può piacere a tutti, perché può non essere chiaro a chi non conosce la protagonista; in secondo luogo perché il ritmo è piuttosto lento e, nella seconda parte, i silenzi superano le parole. I registi fanno un lavoro egregio nel cercare inquadrature affascinanti in un ambiente ristretto sempre uguale a se stesso (sono aiutati dal fatto che è già scenograficamente predisposto); sono invece poco interessati al montaggio (peccato, un'occasione buttata). Se poi le esperienze di questo episodio particolare possono essere utilizzate per un'idea d'insieme (non solo le emozioni nel guardare la Abramović, ma magari il rapporto tra opera e fruitore) non lo so, anche perché il finale da un senso di sollievo e abbandono nel contempo, un pò come alla fine di una performance di 3 mesi...
Forse è solo un documentario su un episodio, ma è decisamente ben condotto.

Nessun commento: